domenica 24 gennaio 2010

Livelli di guardia

Mi è sempre più difficile capire cosa viene detto oltretevere e perché. Ancora più difficile, di conseguenza, esercitare lo spirito dell’obbedienza e dell’ossequio a proposizioni equivoche.

Per esempio, al Papa hanno fatto proclamare - non posso credere che il Papa scriva queste banalità - l’inizio della nuova era informatica: che i sacerdoti comincino l’apostolato mediatico - si stabilisce dal Vaticano. Trattasi del consueto Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni sociali.

Ma è già cominciata - l’era dell’apostolato mediatico - da almeno due lustri.

Non si sono accorti che, solo in Italia, i siti cattolici sono più di 11.000? Considerando il solo sito Pretionline, contiamo 833 (preti) iscritti.

Non si sono accorti che molti preti fanno un eccellente apostolato, seguitissimo ed efficace? [leggi tutto]

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silvio

8 commenti:

Hayal'el ha detto...

Mi dispiace per la credibilità della Chiesa.
Io che sono un laico "di trincea" come tanti tanti altri condivido questo articolo. Però è anche vero che una presenza clericale come riferimento presente tra i laici di trincea potrebbe essere un bene. In questo momento molti utenti laici sono un po' abbandonati a loro stessi e, per eccesso di foga nella difesa, possono incorrere in errori che una presenza viva riuscirebbe a fare evitare. Ecco, io non voglio esporre i sacerdoti alle nefandezze della rete però mi piacerebbe poter avere un "aiuto" da qualcuno che sa il fatto suo, tutto qui.
Spero che nelle intenzioni del messaggio del Papa ci fosse questo.

silvio ha detto...

Carissimo, a questo proposito attingo molto volentieri da Don Lucio Luzzi. Dal suo sito (www.viedellospirito.it) traggo settimanalmente il pensiero della Domenica.
È una persona disponibilissima, una grazia del cielo. Credo che potresti contattarlo per qualsiasi necessità.
Il suo è un esempio riuscitissimo di apostolato mediatico, che condivide con altri sacerdoti. È suo il video-presentazione di Sivan che vedi qua a sinistra.
Ha una grande virtù: è molto più paziente e perseverante di me. Sto cercando di seguire il suo esempio… anche se è molto arduo.

mic ha detto...

Naturalmente può capitare che la vocazione sacerdotale acquisti eventualmente l'aspetto di una pastorale sulla rete. Tuttavia la presenza primaria del Sacerdote (dato che non è che ce ne siano poi tantissimi!), dovrebbe essere garantita nei 'luoghi', cioè le chiese, deputati al culto e alla vita sacramentale, che possono essere integrati, eventualmente promossi, ma non sostituiti dalle esperienze on-line per quanto valide possano essere.

Forse il cyberspazio è più il 'luogo' della presenza laica -naturalmente sempre guidata da sacerdoti-, a garanzia che sia una presenza 'sana' spiritualmente e non induca in possibili e purtroppo diffusi errori...

Il discorso del "cortile dei gentili" è intrigante; ed è sempre meglio collocarsi negli "atri" del Signore piuttosto che nelle "lande desolate" di cui anche la Rete -specchio della realtà- pullula: almeno qualche speranza di ricevere input che aprano il cuore e la mente sussiste, perchè rimanere negli "atri" in eterno non ha senso e, soprattutto non è questa la volontà di Dio che chiama e attende la risposta di ognuno... ma anche a questo proposito ci troviamo di fronte al grande mistero della 'libertà'...

In ogni caso ricordiamo con Paolo ai Romani (10, 14-15): "Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi? E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati? Come sta scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene!"

Il riferimento, nell'A.T., è "quanto sono belli sui monti i piedi..." (Isaia 52,7). Oggi, dovremmo aggiungere "quanto sono belle sulla tastiera" le dita che corrono veloci per fissare un pensiero, esprimere una motivazione di Vita, condividere, accompagnare, e molto altro... e l'annuncio e il messaggio è sempre e soltanto LA BUONA NOTIZIA, CIOE' LA SALVEZZA, che viene soltanto dal Signore e dalla Sua Presenza, senza la quale "non possiamo far nulla"!

Paolo pone l'accento anche sul "come lo annunceranno senza essere stati 'inviati' "? Il dramma epocale del nostro oggi è CHI E AD ANNUNCIARE COSA viene inviato (penso anche a molti vescovi, oltre che a laici di professione catechisti, con tanto di 'mandato' ecclesiale ma con una formazione ricevuta in contesti portatori di una tradizione dottrinale, pragmatica e liturgica molto 'fai da te' che, di fatto, sta contribuendo alla protestantizzazione della Chiesa...)

mic ha detto...

caro Sivan,
vuoi leggere qui?
dimmi se sei d'accordo

quel sito è da anni linkato direttamente dalla Congregrazione per le comunicazioni sociali... chissà se conserveranno il link dopo il nostro commento...

silvio ha detto...

Grazie Mic per la tua iniziativa. Ho linkato InternEtica, che mi sembra un sito valido.
Sono d’accordo con quanto scrivi.
Niente toglie che il sacerdote possa esprimersi dove vuole, ma purtroppo i confessionali sono vuoti e la liturgia è quella che è. Come tu dici, la priorità è la chiesa (di mattoni). Insomma il Messaggio è un testo facilone. Leggero, leggero.
Entrare in Internet significa - non solo, ma anche - entrare in un’osteria o in un lupanare: non si può non tenerne conto e pianificare una strategia contro i pericoli.
Non che il sacerdote non debba entrare nel lupanare, per convertire i peccatori, ma lo deve fare con estremo discernimento ed attenzione.
Questo discorso vale ovviamente anche per noi laici. Per questo mi aspettavo due parole nel merito.
Comunque, ispirandomi a ciò che scrivi, anch’io vedo nel web una “landa desolata”. Non credo sia un bene lasciarla desolata. Mi premeva solo sottolineare che il tutto non va assolutamente affrontato con la ben nota faciloneria postconciliare.

jonathan ha detto...

Francamento non capisco questo vostro disappunto, che mi sembra sottolinei di più quello che il messaggio non dice, tipo le insidie del web , il discernimento necessario ecc. cose tutte implicite, da affidare alla riflessione dei vari operatori.

Mi limito solo a chiedere: cosa ti fa pensare che il Papa presti la sua voce a 'banalità' non sue?

silvio ha detto...

Il disappunto è relativo, infatti, proprio a quello che non viene detto.
Tradizionalmente i documenti magisteriali - parlo in generale - valutano le questioni soffermandosi attentamente sui “pro” ed i “contro”. Da oltre un quarantennio a questa parte si assiste ad un voler focalizzare i “pro”, tralasciando un po’ troppo i “contro”.
È la nota svolta di Giovanni XXIII, il quale, in riferimento all’atteggiamento che la Chiesa deve avere nel combattere l’errore affermò: “Non c’è nessun tempo in cui la Chiesa non si sia opposta a questi errori; spesso li ha anche condannati, e talvolta con la massima severità. Quanto al tempo presente, la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore” (Discorso di apertura del Concilio Vaticano II - 1962).

Insomma, dal 1962 la Chiesa ha di fatto abbandonato la severità e questo - a detta di molti - fu un gran male. È anche il mio convincimento.
Si trattò di una vera e propria critica di un Papa (Giovanni XXIII) all’operato e alla prassi degli altri Papi. Evidentemente, insegna Giovanni XXIII, i Papi possono essere criticati, in quanto hanno la possibilità di sbagliare prassi.

A quali disastri abbia portato questa nuova prassi conciliare, è facile rilevarlo guardando all’atteggiamento della Chiesa nei confronti dei movimenti (Rinnovamento, Neocatecumenali, Focolarini, ecc…). Nessuna critica, nessun provvedimento canonico in caso di contrasto con la dottrina, soltanto dialogo e sorrisi…
Ormai ognuno dice la sua in piena libertà, cercando di arruffianarsi con la Santa Gerarchia.

A proposito delle “banalità” presenti nel Messaggio, mi riferivo al fatto che il Pontefice non redige da solo i propri documenti, ma si fa aiutare nella stesura (è una consuetudine), anche in modo massiccio.

Michelangelo ha detto...

Tanti preti e tanti laici online. Come dici tu, carissimo Silvio, forse qualcuno se ne è accorto tardi!
Un caro abbraccio.