giovedì 5 marzo 2009

Fascismo socialista e Nazional-socialismo

Come volevasi dimostrare, il fascismo (ed il nazionalsocialismo) sono figli della rivoluzione e, pertanto, da collocare nella politica di sinistra. Senza troppi tentennamenti.

Lo sostiene, tra altri, Jonah Goldberg nel saggio “Liberal Fascism”. Luca Gallesi lo recensisce su Avvenire (04/03/09): «Goldberg fa brillantemente piazza pulita di tutti i luoghi comuni politicamente corretti, ricordando anzitutto le radici socialiste di Mussolini e del movimento nazionalsocialista».

Più precisamente, per la situazione italiana, «il fascismo non è affatto un movimento di destra o reazionario, bensì uno dei più riusciti esperimenti della sinistra rivoluzionaria, figlio diretto di quella Rivoluzione Francese da cui trae origine tutto il pensiero di sinistra e progressista, ovvero liberal».

Piccolo dato personale e relativa tesi storica: vista la mia indole conservatrice e reazionaria, mi sono sempre figurato i totalitarismi moderni e contemporanei (socialismi, comunismi, fascismi, nazismi) come figli degeneri del liberalismo.

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silvio

5 commenti:

Paolo ha detto...

Il fatto che i regimi totalitari siano nati da uno spirito rivoluzionario progressista, modernista e di “sinistra” è difficilmente confutabile.

La tua tesi sul loro legame con il “liberalismo”, Silvio, pare assai fondata se con questo termine ci si riferisce a quei principi nati dalla Rivoluzione francese, formalmente egalitari e "liberali" che, attraverso il giacobinismo rivoluzionario, si sono rovesciati nel regime del Terrore e nel culto dello Stato assoluto, base di partenza di tutti i totalitarismi perfetti(nazionalsocialismo e comunismo, anche se qualcuno non li considererebbe tali) o imperfetti, come il fascismo (anche se qualcuno lo considererebbe perfetto, come gli altri due).

Mi pare che oggi il legame tra le ideologie totalitarie e rivoluzionarie e la Rivoluzione francese sia accolto da molti studiosi, anche appartenenti alla storiografia cosiddetta "di sinistra".

Diversa, e più difficile da dimostrare anche se non escludibile a priori, mi sembra la questione riguardante il rapporto tra totalitarismo e liberalismo classico nato dal pensiero anglosassone, alla cui radice ci sono soprattutto Locke e Stuart Mill.

Però, visto che parli di degenerazioni, qualche spunto potenzialmente "illiberale" si potrebbe trovare anche nel "padre" Locke che, nella sua "Lettera sulla tolleranza", parlava di tolleranza per tutti eccetto gli atei e i cattolici, dando per scontata la disobbedienza all'autorità di questi ultimi in quanto sudditi di un sovrano straniero, il Papa. Certo, poi si possono fare tutti i distinguo necessari a inquadrare il pensiero di Locke nel contesto storico giusto, che è quello della lotta politico-religiosa nell’Inghilterra del Seicento, ma la grave esclusione di base rimane.

Comunque, il discorso sarebbe lungo e complesso e ci porterebbe lontano. Ci sono montagne di libri sul tema. Forse si potrebbe partire dall’odierna degenerazione di un certo pensiero liberale che, ponendosi dapprima come unica e indiscutibile soluzione ai problemi, si priva però di riferimenti assoluti se non sè stesso e, quindi, mi sembra sfociare in esiti di tipo nichilista e relativista, aperti potenzialmente a una degenerazione di tipo totalitario.

Tra parentesi, poi, il termine inglese "liberal" non corrisponde assolutamente al nostro"liberale", ma si riferisce piuttosto al pensiero della sinistra radical-progressista, soprattutto americana, il cui furore per certe battaglie moralistiche e politicamente corrette ricorda vagamente i robespierriani comitati di salute pubblica.

silvio ha detto...

Vedo che hai centrato il punto, caro Paolo, insistendo sul liberalismo: in definitiva ho preso fascismo e nazismo un po' come pretesti. Quello che mi fa più problema è il liberalismo. Non tanto però quello di Locke, quello settecentesco o quello ottocentesco (è chiaro che è corretto parlare di liberalismi, al plurale e con connotazioni spesso positive e diverse tra loro).
No: la volevo prendere molto, ma molto più alla lontana (non adesso, nel tempo).
Precisamente da Scoto e da Occam, se non da prima. Accenno solo che da essi promana un'idea di volontà assoluta e, in definitiva, irrazionale. Da qui è scaturita la morale dell'indifferenza (premoderna) e del dovere (moderna). Fu invece affossata la morale tomista e bonaventuriana della virtù.
Per farla breve, qui è il punto: il problema del liberalismo non è certo l'amore per la liberta, ma l'avere attinto ad un modello scotista e occamiano di volontà.
Ho studiato in profondità questa problematica, durante la tesi su San Bonaventura: la volontà di Bonaventura è inseparabile dall'intelletto, quindi dalla realtà oggettiva. E' una volontà umile, non rivoluzionaria, non creatrice. Penso sia credibile che se avesse prevalso questo modello, insieme al tomista, ben altra storia avrebbe avuto la modernità. E il liberalismo.
Ne riparliamo.
Ciao

Paolo ha detto...

Sì, infatti quando dicevo che il discorso ci avrebbe condotto lontano pensavo proprio al pensiero di Occam.
Ciao

Anonimo ha detto...

Curioso e interessante.
Che ci sia un che di francescano nei totalirismi lo intuivo anch'io, e lo mettevo in quota al millenarismo gioachimita.
Vero anche che il "volontarismo" scotista sia un punto cruciale per quel percorso che porterà ad una concezione perversa della libertà quale libertà dalla ragione... cui le rivoluzioni continueranno ad attingere.
Credo anche il Grossatesta e la scuola francescana oxoniense non sia estranea a questa deriva, a partire dalla impropria lettura di Aristotele, la cui energheia proprio Grossatesta tradurrà come operatio, dando il via a quella lunga serie di fraintendimenti operazionisti, che faranno perdere il senso e la ricchezza della metafisica dell'atto e potenza così collegata con la Physica dello Stagirita.

Grazie per gli spunti.

Un saluto

Giampaolo

silvio ha detto...

Grazie a te Giampaolo della visita.
Sono infatti solo degli spunti di ricerca.
Hai ragione: dal discorso mancano parecchi autori: Gioachino e il Grossatesata che hai citato, ma anche Sigieri di Brabante ad esempio o Sant’Anselmo che forse ha dato l’incipit più di altri…
Discorso complesso e affascinante. Se vuoi contribuire facci pure pervenire le considerazioni che credi.