martedì 17 marzo 2009

Chi sono i veri fondamentalisti?

Vorrei integrare l'ottimo post precedente di Silvio analizzando un altro aspetto del fondamentalismo. Coloro che si richiamano alla tradizione del cattolicesimo democratico,denunciano spesso un disagio, ed è questo: l’impegno di singoli credenti, gruppi, comunità, associazioni e movimenti rimane inadeguato, la fedeltà al Vangelo è tradita da chi è preposto al servizio della comunione e dell’unità della Chiesa (sostanzialmente dalla gerarchia) l’inadeguatezza delle nostre risposte dicono, è sotto gli occhi di tutti, gli avvenimenti tumultuosi, la povertà e la fame combinate con tutte le forme di violenza, il malessere del pianeta stesso le mettono in evidenza. In poche parole il cristianesimo ha fallito, e non è credibile agli occhi del mondo. Costoro che sono impegnati a favore della pace, del dialogo tra le culture, che si pongono accanto alle persone emarginate per condividerne il cammino verso l’inclusione e la cittadinanza chiedono ai Vescovi di rompere il silenzio e aprire un confronto ecclesiale su questi temi, soprattutto chiedono con maggiore forza di dare seguito alla spinta riformatrice del Concilio VaticanoII. Come? costoro slittano dalla prassi dottrinale (dogmatica, delle certezze, del magistero , che accusano di fondamentalismo) a quella politica, ovvero: questo cattolicesimo ha fallito, bene, noi vi facciamo diventare buoni in altro modo. Mantengono come riferimento alto i valori della Costituzione e si sforzano di rinnovare il significato della laicità alla luce di una società pluralista, cioè al soddisfacimento dei loro egoismi(plurali ovviamente). L’economia centralizzata appare essere l’alternativa morale, alla quale si rivolgono con una fiducia quasi religiosa, ma attenzione, qui sta il trucco; usano la centralità dello Stato ovvero lo statalismo, per guidare il sistema capitalistico-l’economia di mercato-, che di per sè è solo un mezzo, ma il mezzo più efficace per soddisfare meglio gli egoismi collettivi ovvero quello che si dice consumismo. Mentre l’economia di mercato prende in considerazione le inevitabili conseguenze dell’egoismo e le limita con la concorrenza tra gli egoismi, ora viene messa sotto la guida dello Stato per un efficacia consumistica maggiore.Ovviamente si tratta di quello Stato cattivo di stampo ideologico per capirci quello di matrice illuminista nato dalla rivoluzione francese diciamo pure lo Stato moderno -dare tutto a tutti-. Ecco, uno Stato che solletica tutti gli appetiti dove ci ha portati! Ecco chi sono i veri fondamentalisti! E’ in sostanza il modernismo che si trasforma e si affina.
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roberto

2 commenti:

silvio ha detto...

Hai descritto, direi, il programma politico popolare (o moroteo, o fanfaniano), che assegna alla democrazia la realizzazione del cattolicesimo.
In questo caso, vedo la prassi integralista nella difesa pervicace di una propria concezione della politica, non supportata dal Magistero, ma da convinzioni filosofico-teologiche personali. Chi si oppone è retrogrado, antimoderno, anticristiano.
Non c’è un legame o contatto diretto tra democratismo e Concilio, ma è innegabile che nel corso del XX secolo si è cementificata una certa “forma mentis” che ha condizionato ogni ambito sociale, compresa la Societas del clero.
Bella analisi.
ciao

roberto ha detto...

oh yes my friend