mercoledì 13 febbraio 2008

Ciarpame culturale

«Un altro tabù è caduto. il discreto (non più che discreto) film Caos calmo forse passerà alla storia cinematografica per la prima bestemmia dallo schermo.
Una bestemmia incontrovertibile, chiara, netta… ed inutile.
Infatti non si capisce perché l’attore [Silvio Orlando - n.d.r.] dovesse dire proprio quella bestemmia proprio a quel punto del film.
Come anche la famosa scena di sesso (niente di particolare: si sono viste scene più intense ed emozionanti, anche se addirittura più caste) non era troppo funzionale alla storia e, sinceramente non ho capito bene cosa ci stesse a fare (difetto mio, senz’altro).
In conclusione un film mediocre con una grossa pecca (quella indicata all’inizio), e non è un fatto di comprensione artistica, è solo un fatto di educazione e di buon gusto.»
© Orso Marsicano
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silvio

3 commenti:

Paolo ha detto...

Che ci vuoi fare, Silvio, gli "intellettuali" - specialmente quelli "de sinistra" - sono fatti così.
Sono come il popolaccio che va a guardare i film di Boldi e de Sica: basta la parolaccia ( "cacca, culo") e si sganasciano a comando, come automi. Questi invece pensano ancora di colpire la gente con la scenetta di sesso ( pardon, "eros d'artista") o la bestemmia, che sono le versioni pseudo-intellettuali delle parolacce dei film tipo "vacanze di natale". E i vescovi un po'ci cascano sempre.
Il Sessantotto, un passato che non passa.
Ciao

calamar ha detto...

ma fatela finita... l'avete letto il libro (forse per la verità non avete neancghe visto il film...)? La bestemmia era funzionale e non messa li come una parolaccia alla boldi o de sica. E anche la scena di sesso è ben descritta nel libro e forse nel film è anche meno "PARTICOLAREGGIATA".
Bacchettoni dei miei stivali.
Ma dico io... se devo descrivere una scena di un omicido che faccio non giro la scena perchè uccidere è peccato?
Ma qualche volta usate il cervello invece di usare l'ideologia teoista bacchettona!

silvio ha detto...

@Paolo: ho messo infatti questo film a paradigma della ben nota “cultura dello slogan”. Noia perlopiù, luoghi comuni, frasi ad effetto senza effetto, sbadigli e… biglietti non rimborsabili.

@ Calamar: sssssssssht!