lunedì 28 gennaio 2008

Rimpiangere De Amicis?

Tornando da scuola, uno dei miei figli mi ha detto che la maestra aveva letto in classe qualche passo del libro “Cuore”. La prima reazione, la più spontanea in fondo, è stata di sorpresa mista a una certa gioia. La seconda, più meditata e razionale, è stata di sconcerto e rammarico. Perché provare oggi un moto di felicità, seppur piccolo, nel sapere che qualcuno oggi, soprattutto in scuole più o meno cattoliche, si prende ancora la briga di raccontare quelle storie scaturite dalla felice penna del massone De Amicis? In effetti, qualcuno ha definito “Cuore” un piccolo trattato di massoneria per il popolo, e a ragione. Nell’Italia post-unitaria in cui, per dirla con D’Azeglio, c’era da “fare gli italiani”, era assolutamente necessario creare una nuova mitologia basata sul culto della patria e della nazione. Si dovevano gettare le basi per una religione civile che sostituisse quella ormai radicata da secoli nel cuore del popolo, quel cattolicesimo che da sempre ha costituito l’unico vero collante di una gente altrimenti divisissima per tradizioni, stile di vita e quant’altro. Le élite massoniche – in cui De Amicis era perfettamente inserito – si dedicarono così a un’imponente opera di conquista dei “cuori e delle menti”, in cui l’opera di De Amicis ricoprì un ruolo essenziale. Le piccole vedette lombarde, i tamburini sardi, i rozzi Garroni simbolo dell’Italia meridionale da educare al nuovo verbo del monarchico Piemonte diventano così teste di cuoio per scardinare ed entrare nel cuore ancora cattolico degli italiani, aprendo la strada a quel processo di scristianizzazione in cui il sistema scolastico ha giocato un ruolo impressionante nei decenni a seguire. E tuttavia, quel mito della religione civile di natura massonica, quegli ideali di patria e fratellanza, del duro lavoro per dare un futuro ai propri figli, il senso dell’unità di tutti gli studenti provenienti da ogni regione italiana intorno alla figura del maestro, nuovo sacerdote laico del culto della “Nuova Italia”, mi sembrano oggi quasi da rimpiangere– purtroppo – se equiparati al grande nulla che domina oggi la scuola italiana. Un nulla che è l’esito finale della “rivoluzione” sessantottina e del democristianismo burocraticheggiante che hanno imperversato negli ultimi anni nel sistema educativo italiano. Neanche De Amicis avrebbe voluto vedere ridotta così la scuola italiana.
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Paolo

2 commenti:

roberto ha detto...

Era inevitabile ,errore chiama errore.
Ciao Paolo

roberto

Paolo ha detto...

Ciao Roberto. Grazie per il commento.