mercoledì 16 gennaio 2008

Collodi profetico

La notizia dell’annullamento della visita del Papa ha avuto una immediata eco all’università di Roma dove gli studenti contestatori erano riuniti in assemblea. Ci sono state urla ed applausi e molti scandivano “Fuori il Papa dall’università”. Abbiamo vinto, hanno gridato in tanti. In mattinata un centinaio di studenti aveva occupato il rettorato dell’università finché una delegazione non è stata ricevuta dal rettore Renato Guarini al quale è stato chiesto, ed è stato ottenuto, di poter organizzare per giovedì mattina una contromanifestazione davanti al rettorato dove si sarebbe riunito il Senato accademico con la partecipazione del Papa. Giovedì, è stato annunciato, ci sarà una grande festa perché ha vinto la laicità dell’università.


dal libro Pinocchio Cap.XXX

……— Hai torto, Pinocchio! Credilo a me che, se non vieni, te ne pentirai. Dove vuoi trovare un paese piú sano per noialtri ragazzi? Lí non vi sono scuole: lí non vi sono maestri: lí non vi sono libri. In quel paese benedetto non si studia mai. Il giovedí non si fa scuola: e ogni settimana è composta di sei giovedí e di una domenica. Figurati che le vacanze dell’autunno cominciano col primo di gennaio e finiscono coll’ultimo di dicembre. Ecco un paese, come piace veramente a me! Ecco come dovrebbero essere tutti i paesi civili!...

Cap.XXXI
....Questo paese non somigliava a nessun altro paese del mondo. La sua popolazione era
tutta composta di ragazzi. I piú vecchi avevano quattordici anni: i piú giovani ne avevano otto appena. Nelle strade, un’allegria, un chiasso, uno strillío da levar di cervello! Branchi di monelli da per tutto: chi giocava alle noci, chi alle piastrelle, chi alla palla, chi andava in velocipede, chi sopra un cavallino di legno: questi facevano a mosca-cieca, quegli altri si rincorrevano: altri, vestiti da pagliacci, mangiavano la stoppa accesa: chi recitava, chi cantava, chi faceva i salti mortali, chi si divertiva a camminare colle mani in terra e colle gambe in aria: chi mandava il cerchio, chi passeggiava vestito da generale coll’elmo di foglio e lo squadrone di cartapesta: chi rideva, chi urlava, chi chiamava, chi batteva le mani, chi fischiava, chi rifaceva il verso alla gallina quando ha fatto l’ovo: insomma un tal pandemonio, un tal passeraio, un tal baccano indiavolato, da doversi mettere il cotone negli orecchi per non rimanere assorditi. Su tutte le piazze si vedevano teatrini di tela, affollati di ragazzi dalla mattina alla sera, e su tutti i muri delle case si leggevano scritte col carbone delle bellissime cose come queste: viva i balocci! (invece di balocchi): non vogliamo piú schole (invece di non vogliamo piú scuole): abbasso Larin Metica (invece di l’aritmetica) e altri fiori consimili.
***
roberto

3 commenti:

Paolo ha detto...

Bel post Roberto. La scuola oggi è proprio così.

roberto ha detto...

Grazie Paolo
Ciao

silvio ha detto...

… e poi, nel Paese dei Balocchi, alla fine spuntano le orecchie lunghe e si raglia.
Ciao.