lunedì 28 gennaio 2008

Anche le Università cattoliche sono in mano all’ateismo

E le Università pontificie?
E i Seminari?
Insomma: il Papa e la teologia cattolica sono cacciati, estromessi, aboliti dall’Università laica.
Ci si aspetterebbe che in quella cattolica - o nei Seminari - siano tutte rose e fiori.

Aihmè, tempi duri invece, per la teologia. Tempi duri.
Se ne accorge, con un bellissimo articolo (“La vera lezione di Ratzinger: atei in cattedra nel suo ateneo”), Claudio Siniscalchi (Libero, 21/01/08, p.12).
Il problema è abbastanza noto. Nell’universo della teologia cattolica, il corpo docente - e purtroppo anche il discente - ha i suoi punti di riferimento nel pensiero di Emanuele Severino o di Gianni Vattimo o di Vito Mancuso, piuttosto che nel Magistero riproposto da Giovanni Paolo II o da Benedetto XVI.

Lamenta il Siniscalchi, ad esempio, che «durante le lezioni, i seminari, le conferenze si può ascoltare di tutto. E non di rado quanto si ascolta va esattamente nella direzione opposta di dove spinge il magistero».
Diciamola tutta: i centri del sapere teologico - cattolico compreso - sono diventati luoghi della contestazione. O meglio, si sono mantenuti luoghi della contestazione, dopo le spinte autonomiste (a volte apertamente eretiche, diciamolo) della Nouvelle Théologie.

L’errore spopola, insomma.
Scomparso il principio d’autorità, Emanuele Severino può dire impunemente che «la ragione […] può non sentire il bisogno della religione. Anzi non deve sentirlo». Quindi ha torto il Papa che ricorda come la religione possa (e debba) illuminare la ragione.
Con un gioco di sofismi stucchevole, Severino taccia il Papa di relativismo, perché sintetizza la ragione («incontrovertibile») e la fede («controvertibile»). Per dimostrare ciò, fa dire a Platone e a San Tommaso quello che non dicono. Dimostrarlo è semplicissimo.
E sentenzia: «Il relativismo e lo scetticismo, contro cui la Chiesa e il Pontefice continuano a combattere, consistono proprio nella tesi sostenuta dal Pontefice [che quindi è scettico e relativista - n.d.r.], cioè che la ragione, in quanto incontrovertibilità, non esiste appunto perché essa ha bisogno della religione, cioè del controvertibile […]»

Docenti e discenti tacciono. Sono in adorazione del Verbo di Severino.
Inginocchiati e incensanti, non sanno più cosa dire. Sono in estasi mistica.
Potrebbero, ad esempio, dire che Severino è un sofista che sta alla filosofia come Pol Pot sta ai diritti umani.
Potrebbero anche dire che i Severino, i Vattimo e i Mancuso hanno letto male e male interpretato Platone e San Tommaso, con dimostrazioni testuali e ragionevoli (in fondo sono pagati per questo).
Ma non lo fanno, non possono farlo: anche loro lessero male e male interpretarono Platone e San Tommaso.
***
silvio

2 commenti:

roberto ha detto...

dalla seconda parte dell`omelia su S.Tommaso di padre Tyn ci puo` illuminare a tal proposito:...."Chi crede è la ragione, non è il cuore, né altre viscere; però non ha la sua evidenza interamente nella ragione. Mentre la scienza non solo è propria della ragione, ma anche la sua evidenza deriva interamente dalla ragione. Il credente crede con un atto di ragione, però l’evidenza della fede, che il credente ha in comune con lo scienziato, non deriva dalla ragione come nella scienza. Ma allora da che cosa deriva?

Ecco la domanda: “da che cosa?”. E qui San Tommaso si rivela (perché lo era) un grande discepolo di Sant’Agostino. Non lo segue dappertutto, come abbiamo visto, ma qui lo segue e dice: “La fede è un assenso cogitato”, da cogitare, pensare, con assenso. Questo assenso è dato dall’amore della verità rivelata.

L’amore è una disposizione della volontà, quindi ci deve essere la volontà, che muova la ragione in direzione di Dio, che ci faccia aderire alla verità rivelata. Chi muove la volontà? Ecco qui la grazia attuale: l’inizio della fede in San Tommaso è la grazia attuale di Dio, che muove la volontà, la volontà muove l’intelligenza e l’intelligenza, aderendo alla verità rivelata (questo atto di condizione soprannaturale) induce l’atto di fede. "
In sintesi non e` sufficiente conoscere la Verita` bisogna amarla.

silvio ha detto...

Anche sul Timone, che mi è arrivato, c'è un articolo su Tyn.
Approfondisco. Ne so poco o niente.
Molto interessante.
Ciao